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Riorganizzazione laboratori analisi

da Cosimo Saracino
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Sottocommissione: “Ci stiamo battendo per garantire diritto alla salute, diritto d’impresa e tutela dei livelli occupazionali”

“La rete dei laboratori analisi è una eccellenza del nostro territorio e ci stiamo battendo per salvaguardarla, così da garantire il diritto alla salute, il diritto d’impresa e la tutela dei livelli occupazionali. Per questo abbiamo chiesto alla Regione Puglia di sospendere il cronoprogramma con cui, di fatto, si andava stravolgere la delibera 736 del 2017, ancora in vigore, imponendo ai laboratori, al fine di garantire le 200.000 prestazioni annue, di rinunciare al modello di rete A (che consente alle strutture di raggrupparsi in rete, mantenendo però il proprio standard quanti-qualitativo sia in termini di tecnologie che, soprattutto, in termini di personale) per adeguarsi al solo modello di rete (B appunto) che comporta obbligatoriamente il ridimensionamento del 90% delle strutture esistenti sui territori. Non può sfuggire che questo ri-dimensionamento quali-quantitativo delle strutture avrebbe inciso in maniera drastica sui livelli occupazionali delle stesse, con il conseguente licenziamento di centinaia di professionisti. Il tutto a solo vantaggio di poche multinazionali che invece sono evidentemente interessate all’accentramento dell’attività e conseguentemente dei profitti nella struttura centrale (o HUB). Abbiamo avviato una interlocuzione con tutti gli attori interessati che ha portato ad un documento che abbiamo consegnato all’assessorato nelle scorse settimane. Dalla stampa abbiamo appreso che il cronoprogramma è stato cancellato; segno che i nostri rilievi giuridici e normativi (non certo solo politici) erano giusti. Ora chiederemo un nuovo incontro con gli uffici, in modo da poter avere notizie certe”. Lo comunicano i consiglieri regionali componenti della sottocommissione tecnico – politica sulla riorganizzazione della rete dei laboratori analisi, in programma il prossimo venerdì. La sottocommissione è composta dai consiglieri regionali Marco Galante, Antonio Tutolo, Vito De Palma, Antonio Gabellone, Lucia Parchitelli, Giacomo Conserva, Francesco Lanotte, Saverio Tammacco e Mauro Vizzino

“Ci teniamo ancora una volta – spiegano- a ribadire come la riorganizzazione non subirebbe alcuno stop dalla cancellazione di questo cronoprogramma, dal momento che la Regione già dal 2017  ha adempiuto a tutte le prescrizioni del Ministero ed a quelle dettate dall’Accordo del 2011 reso dalla Conferenza Stato Regioni, che imponeva per il mantenimento dell’accreditamento delle strutture il raggiungimento delle 200.000 prestazioni annue, lasciando all’autonomia delle singole Regioni la scelta dei modelli di rete aggregativi. La Regione Puglia con la delibera 736 del 2017 ha previsto che per aggregarsi i laboratori potessero scegliere tra il modello di rete A e i modelli B1 e B2, come avvenuto in altre Regioni, ad esempio il Veneto. Il 90% degli erogatori ha scelto il modello di rete A, adeguandosi a tutte le prescrizioni previste e sostenendo notevoli costi per farlo. Non ci sono le condizioni per poter modificare i modelli regionali vigenti e rispettosi della normativa attuale, eliminando proprio il modello maggiormente utilizzato dai laboratori pugliesi, obbligando la stragrande maggioranza degli stessi a poter eseguire solo prelievi ematici. Consentire un’aggregazione solo mediante il modello di rete B, prevedendo quindi la creazione di un hub centrale e di soli punti prelievo, avrebbe rischiato di compromettere definitivamente l’attività d’impresa di tante medie aziende sul nostro territorio regionale. Ridursi da laboratorio a punto prelievi vuol dire infatti dover entro il 1 gennaio 2023 licenziare il personale, dismettere le apparecchiature e ridurre la capienza dei locali. La riorganizzazione dei laboratori è attiva dall’1 gennaio del 2018, l’unico stop che abbiamo chiesto è ad un cronoprogramma interno (privi di qualsivoglia valenza normo-regolamentare) che si poneva in stridente contrasto proprio con la normativa vigente, sia a livello nazionale che regionale. E questo non certo per favorire qualcuno (come semplicisticamente qualcuno ha scritto), ma per la tutela di presidi che sono fondamentali sui territori, come ha anche dimostrato la pandemia, nel rispetto, giova ribadirlo, della normativa vigente.

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