Rapina a mano armata a Carovigno, il mesagnese Muscio chiede scusa

Alessandro Muscio mentre entra in gioielleria

«Ho provato dispiacere perché ho visto nella gioielleria una persona anziana», ha confessato Alessandro Muscio, il 40enne di Mesagne complice della rapina a mano armata perpetrata a Carovigno la sera dell’1 aprile all’interno della gioielleria Lanvin.

Lo ha dichiarato agli inquirenti durante l’interrogatorio per la convalida del suo arresto, poco prima di tornare nella sua cella del carcere di Brindisi, dove resterà perché il giudice per le indagini preliminari, Stefania De Angelis, ha convalidato il fermo eseguito dai carabinieri, ritenendo concreto e attuale il pericolo di fuga.

Alessandro Muscio e Vito Braccio, complice brindisino 38enne, hanno chiesto scusa ai proprietari della gioielleria Lanvin, un uomo e una donna ultra 75enni, per aver perpetrato la rapina, aver immobilizzato l’anziano con delle fascette di plastica da elettricista, e averli tanto spaventati: hanno sottolineato di aver agito con una pistola giocattolo e di aver messo a segno il colpo per racimolare un po’ di denaro. Hanno entrambe perso il lavoro.

Una giustificazione, tuttavia, che non li solleverà dalla responsabilità penale per aver commesso una rapina a mano armata, considerato anche che «entrambi sono gravati da diversi precedenti penali» come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip. Fabiana Agnello

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