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Nuovi dirigenti, per ProgettiAmo è solo un compromesso

da Cosimo Saracino
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 Riorganizzazione macchina amministrativa: La montagna ha partorito il topolino!La proposta di riorganizzazione della macchina amministrativa, elaborata dalla giunta in carica, ha il sapore amaro dell’ennesimo compromesso politico al ribasso a causa, immaginiamo, dei veti e contro veti posti in essere dai maggiorenti della composita maggioranza che governa la città. Sono mancati coraggio, determinazione e soprattutto maggiore libertà d’azione per attuare una vera e propria “rivoluzione copernicana” che, dobbiamo dirlo, è rimasta solo nelle intenzioni elettorali del Sindaco Molfetta. In tempi di scrutini possiamo definirla una mera “operazione scolastica” che ha stabilito, discrezionalmente, chi doveva essere promosso e chi bocciato! Condizionamenti interni ed esterni, dunque, hanno partorito un pasticcio amministrativo che speriamo possa essere rivisitato in sede di dibattito consiliare e durante gli incontri con le parti sociali ed RSU che, come prevede la legge e il CCNL di categoria, dovranno precedere l’adozione del provvedimento finale da parte della giunta.

Preliminarmente occorre evidenziare alcune contraddizioni insite nel documento. In esso si dice che sono venute meno le ragioni per mantenere una struttura organizzativa cosiddetta a pettine, composta da 12 servizi, in quanto il numero degli assessorati è diminuito; bene, allora perché non si riducono a cinque le aree funzionali in modo che ogni assessore (rimodulando anche le deleghe) abbia un unico dirigente di riferimento? Si parla anche che la riforma va nella direzione di garantire maggiore economicità e omogeneità nei processi amministrativi. Ci chiediamo come si fa a realizzare ciò se si mantengono almeno 7/8 P.O. di primo livello e 6/7 P.O. di secondo livello fra capi area e capi servizio. A conti fatti non si realizza alcun risparmio; di certo non si può parlare di omogeneità dei processi atteso che vi sono aree che si occupano di settori diversissimi fra di loro(ad es. servizi demografici insieme ad ambiente e servizi sociali insieme alla cultura). Il paradosso poi lo troviamo nell’inspiegabile mantenimento, in due distinte aree, dei servizi tributi e bilancio. Si dice, nel documento, che tali aree in futuro verranno accorpate, allora perché non farlo subito?! Una vera e propria assurdità. Fra le altre stranezze nel documento si parla di una dotazione organica che è stata sfoltita perché sovradimensionata(infatti si riduce di 5 unità) e poi indiscrezioni prospettano l’arrivo, e quindi l’assunzione, di un super dirigente tecnico, non tanto perché vi è l’esigenza, ma solo, sembrerebbe, per risolvere “bonariamente” un contenzioso fra il comune e lo stesso tecnico. In tutto questo abbiamo alcune figure apicali ridimensionate nelle funzioni e di contro un Segretario Generale che oltre a coordinare le varie aree viene gravato da diversi e delicati compiti istituzionali e amministrativi.

In merito poi all’indifferibile esigenza di ammodernare la struttura amministrativa nel documento troviamo solo alcuni cenni. Ricordiamo che il comune di Mesagne non ha ancora attivato il protocollo informatico e il sistema dei flussi documentali, o meglio ha prodotto solo la “carta”(decreti, delibere, ecc.) senza dotarsi dei mezzi; tali strumenti, a nostro avviso, sono fondamentali per apportare maggiore qualità, efficienza ed efficacia nell’azione amministrativa. Poco chiari anche i metodi di erogazione delle premialità ai dipendenti. Si parla genericamente di attribuzione delle stesse in base al sistema delle performance; ma quali saranno i criteri che adotterà l’OIV(organo di valutazione)? Se tali criteri continueranno ad essere discrezionali, e non sostenuti da veri e propri strumenti (ad es. carta dei servizi del cittadino) utili a misurare il grado di soddisfazione dei cittadini rispetto alla qualità dei servizi erogati, così da individuare con chiarezza il merito, non cambierà nulla. In definitiva, la riorganizzazione proposta va ripensata in quanto ora appare debole nella sua impostazione generale e, a nostro avviso, rimarrebbe insoluto sia il problema della presenza di centri di potere che quello dei conflitti fra i vari uffici.

 

Antonio Calabrese – coordinatore ProgettiAmo Mesagne –

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