Noterelle sui lampioncini della festa del Carmine a Mesagne – di Domenico Urgesi

Molti si chiedono: a quando risale l’usanza di appendere i lampioncini davanti alle proprie case, durante la novena della festa del Carmine a Mesagne? La più antica notizia che sono riuscito a rintracciare risale al 1744. Tenuto conto che la Madonna del Carmelo divenne Patrona della Città di Mesagne nel 1651, non siamo molto lontani dalle sue origini. Nel 1744, don Antonio Moranza, arciprete della Chiesa Collegiata di Mesagne, indirizzò una relazione all’arcivescovo di Brindisi, Antonino Sersale, il quale aveva chiesto a tutti gli arcipreti della Diocesi di relazionare sui luoghi di culto.

Fra le altre cose che il Moranza riferisce, leggiamo che… a spese del publico si solennizza la festa in ogni anno alli sedeci di luglio, facendosi prima la novena coll’esposizione del venerabile Santissimo Sacramento dell’Eucaristia nella chiesa dei reverendi padri carmelitani,

e subito aggiunge: ed in tutte nove sere ciascuno nel suo palazzo e case pone tanti lumi nelle finestre per quanto comporta la propria possibilità, così che si vede tutto Mesagne illuminato col suono di tutte le campane tanto del clero secolare quanto regolare ad un’ora di notte in circa collo sparo di mortaretti nella pubblica piazza, coll’accensione di più frasche in segno d’allegrezza e di plauso…

Altra cosa interessante, che si apprende dalla relazione del Moranza, è che la mattina della festa (il 16 luglio), come egli dichiara … vado a cantare la messa solenne nella medesima chiesa dei padri carmelitani, ove interviene uno squadrone di soldati, ma numerosissimo, oltre una ben composta cavalleria che altro non fanno dalla mattina alla sera che tirare archibugiate tra lo strepito dei tamburi e delle trombette.

Possiamo, quindi, a ragion veduta immaginare la spianata del Carmine, allora molto più grande di oggi, piena di soldati e cavalieri. Ma è utile ricordare che quella usanza risaliva a molti secoli prima, quando in quella spianata si svolgevano le fiere di San Michele arcangelo, in maggio e in settembre; e, in concomitanza, si svolgevano affari, ma anche tornei cavallereschi. Se ci pensiamo, anche oggi la festa riveste aspetti religiosi, ma anche commerciali e ludici (però, oggi questi ultimi aspetti prevalgono sui primi; e li oscurano, forse).

Mi pare utile aggiungere ciò che raccontava Luigi Scoditti, agronomo e cultore delle storie patrie, di come si svolgeva la festa intorno al 1906. Egli scrive che: Durante tutto il periodo della novena, la sera, si usava accendere, davanti alle case, fanali e lampioni. I ricchi, in genere, avevano appositi fanali di vetro che infilavano in appostiti ferri del davanzale o della ringhiera dei loro balconi. Ed in alcuni palazzi signorili, che avevano una fila di finestre o di balconi, di questi fanali accesi, tutti eguali, se ne vedevano una vera e propria sfilata. Gli altri, invece, si facevano fabbricare o, più comunemente, si fabbricavano dei lampioni di carta, con listelli di canne e carta velina colorata…

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