Norma Smith e la sua esperienza di ragazza di colore a Mesagne

La tragica morte di Willy Monteiro Duarte ha scosso tutti per la sua brutalità e per il clima d’odio che la nostra società sta vivendo. Vi proponiamo una riflessione di Norma Smith che ci ha fatto molto pensare raccontando la sua storia di ragazza di colore a Mesagne. È il nostro contributo per l’affermazione di una società che non guarda al colore della pelle ma che considera tutti semplicemente persone. Grazie Norma

“È difficile tacere di fronte ad eventi così atroci, difficile restare lucidi e in equilibrio quando la violenza sembra più forte di ogni altra civile forma di convivenza.
Per anni ho sentito il peso della violenza, non intendo violenza fisica (io sono stata fortunata e anche questo mi rattrista, parlare di fortuna e non di sano ciclo di vita) ma psicologica, per anni ho creduto di non essere al posto giusto senza poi capire bene quale fosse la mia identità.
Mi fa rabbrividire il ricordo di una me che, riflettendo la sua immagine allo specchio, desiderava solo cambiare colore, diventare “bianca”, come fossi macchiata, sporca, “marrone”, una aliena sul pianeta sbagliato, figlia di? Boooo … di qualcuno che quel marchio me lo aveva appiccicato addosso per poi scomparire.

Mi sentivo così perché solo una fetta piccolissima della società Mesagnese (società che amo infinitamente) mi restituiva questa idea a mezzo di considerazioni che non ripeterò ma cariche di pregiudizio, colme di note stonate, aggressive; non sapevo si chiamasse razzismo a 9/10 anni, pensavo avessero ragione loro perché non mi riconoscevo neppure nei colori della mia meravigliosa mamma.

Così è arrivata una adolescenza burrascosa, difficile; con lei molte consapevolezze grazie al resto delle persone che con infinito amore mi hanno insegnato la gravità di quanto, talvolta, mi accadeva. Ho conosciuto il senso del razzismo, la storia, compreso la bellezza della diversità, compreso che siamo tutti splendidamente meravigliosi, che i colori regalano speranza, bellezza, incastri di luce, odori stupendi, sapori unici, ho compreso quanto bella fosse la mia pelle nocciola (come dice il mio bambino), quanto bella fosse nella mia Mesagne e in ogni luogo visitato e quanto scorretta fosse invece la voce di chi gridava alla diversità come ad un peccato.

Oggi mi guardo e le sensazioni sono così piacevoli. Ma guardo anche la società, penso a tutte le persone alle quali è stata tolta la vita per aver peccato di diversità. È sconvolgente. Una involuzione che non ha precedenti. E penso a mio figlio e le sensazioni si colorano di grigio.
Credo negli esseri umani ma ho molta paura del mondo che aspetta tutti i bambini. Intanto credo nella vita, nei miei occhi e negli occhi di Gabriele, credo che dobbiamo respirare a pieni polmoni con la certezza che quella piccola fetta diventerà così debole da essere innocua.

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