​Mesagne per un giorno al centro della cronaca politica nazionale, tra i primi titoli dei tg e sulle prime pagine delle grandi testate. Tutto nasce da una iniziativa organizzata dalla locale associazione culturale “In Officina”, ospite Giuliano Pisapia, uno dei protagonisti del dibattito pubblico che attraversa e forse attanaglia il centrosinistra in fase di costruzione o ricostruzione. Una foltissima partecipazione del popolo progressista giunto da ogni parte della provincia ma anche dal resto della Regione attesta l’interesse verso le tematiche dell’unità e della coesione a sinistra. Auditorium del castello Normanno Svevo stracolmo, come affollatissimi sono gli spazi antistanti: almeno un migliaio di persone, tra cui molti amministratori, un bel po’ di ceto dirigente, tanti giovani. 
Introduce con comprensibile orgoglio il presidente dell’associazione culturale Antonio Capodieci, il sindaco Pompeo Molfetta saluta il suo (ex) alter ego meneghino incoraggiandolo a praticare “la santa pazienza”, ingrediente necessario per tessere la tela del “campo largo e plurale” tanto caro a Pisapia. Il deputato Toni Matarrelli, patron dell’iniziativa, rievoca la propria entusiasta presenza al teatro Dal Verme nel 2010, occasione che lanciò il prestigioso ospite verso le primarie e quindi l’elezione a primo cittadino del capoluogo lombardo: “Hai governato molto bene coniugando amministrazione e diritti, oggi puoi fare altrettanto per dar voce ad una comunità senza rappresentanza”. 
La giornata è propizia per eclatanti lanci di agenzia e lo capisce bene il giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia Francesco Gioffredi, invitato al dialogo con Pisapia. Appena poche ore addietro, infatti, la prima pagina del Corsera ha sparato l’ammonimento del bersaniano Speranza, che suona più o meno così: “Basta con gli indugi, possiamo fare anche a meno di Pisapia”. 
L’avvocato milanese, con un lungo e luminoso cursus honorum in difesa dei diritti civili ed umani, ha l’occasione di dimostrare che il garbo che lo contraddistingue non può essere confuso con l’ingenuità; che la sua mitezza serve ad apparecchiare una ostinata determinazione; che l’obiettivo di restituire confini, contenuti e dunque dignità al centrosinistra non può essere inficiato dal cinismo di operazioni di vertice. Così, pure pacatamente argomentando per ipotesi, ribatte: “Se decideranno di andare per quella strada, auguro loro buon viaggio. Non mi interessa contribuire a costruire un partito che faccia mera testimonianza”. Per l’Ansa, e a cascata per tutti i giornali nazionali, Mesagne è il teatro del benservito di Pisapia ai compagni massimalisti. 
La partita è però ancora tutta da giocare, tra l’altalena sulle ipotesi di legge elettorale, le opzioni di apertura o chiusura del PD alla propria sinistra e la storica vocazione tafazzista delle mille piccole patrie della sinistra italiana. 
Intanto Pisapia anche in privato sembra serenamente convinto di procedere per la strada annunciata, anche e soprattutto confortato da migliaia di giovani radunati nelle Officine delle idee che lo esortano a misurarsi con i contenuti e non con i risiko delle segreterie. 
Passeggiando tra le vie del centro storico, tra le molte richieste di selfie, le strette di mano, gli incoraggiamenti, Giuliano (come chiede di farsi chiamare, “a Milano usiamo così”) si dice contento di avere accolto l’invito di Toni Matarrelli, che con sfrontatezza lo ha strappato ad altre e più importanti città meridionali: “Mesagne è meravigliosa, non la conoscevo, e che accoglienza, tornerò, magari in estate”.
“Magari per festeggiare qualcosa di importante”, replica con pragmatismo Matarrelli. L’a rivederci è rinviato di qualche mese.

Giuseppe Florio