Le linee programmatiche del Sindaco Matarrelli e la risposta di Pompeo Molfetta

E’ un continuo botta e risposta quello che va in scena in ogni consiglio comunale tra il Sindaco Matarrelli e Pompeo Molfetta. Dopo la lettura delle linee programmatiche del primo cittadino (scaricabili cliccando su questo link), Molfetta è intervenuto definendole una “rilettura del programma elettorale”. L’ex primo cittadino ha esaminato gli aspetti principali demolendo la progettualità imbastita da Matarrelli. Ecco il testo dell’intervento

LE LINEE PROGRAMMATICHE E “L’ASSISTENZIALISMO SINTONICO”
Intervento di Pompeo Molfetta “ Movimento Libero e Progressista”

La seduta del consiglio per l’approvazione della Relazione Programmatica Preliminare è uno dei momenti più importanti del’intera consigliatura. E’ il momento in cui il governo presenta al consiglio comunale il programma politico amministrativo, l’idea di città, i più importanti obiettivi di mandato e le modalità con cui intende raggiungerli. Il TUEL prevede che i consiglieri comunali di maggioranza o di minoranza possano esercitare la facoltà di integrare o emendare il documento presentato, ma perché questo sia devono esser messi nelle condizioni migliori per esercitare degnamente questo ruolo. Non solo, ma per non parlare di aria fritta, devono essere esplicitate le fonti di finanziamento, le famose coperture, per realizzare le cose che si annunciano di fare tant’è che mediamente l’approvazione delle linee programmatiche si associa alla presentazione al Consiglio del Documento Unico di Programmazione (DUP) dove accanto alla parte strategica c’è una specifica parte contabile.
Tutte queste precondizioni non le abbiamo avute e registriamo invece in diretta una rilettura del programma elettorale “InsinTONIa”
Io partirei da una breve sintesi sul contesto in cui questa consiglia tura si iscrive che ne condizionerà certamente gli sviluppi.
Secondo i dati ISTAT relativi al secondo trimestre di quest’anno ( PIL è allo 0,1% . Rapporto debito/ PIL 133%, Produzione industriale al – 1,2% su base annua) l’economia italiana appare caratterizzata dal proseguimento della fase di debolezza dei ritmi produttivi. Una fase che viene definita di stagnazione con previsione di crescita zero, in un contesto europeo altrettanto preoccupante che registra la brusca frenata della locomotiva tedesca che ieri mostrava un imprevedibile calo della produzione industriale del -1,5%
Unico dato in controtendenza è l’aumento del tasso di occupazione . Questa apparente contraddizione, crescita zero/aumento dell’occupazione, si spiega se si vanno a leggere i dati di settore. L’aumento più significativo dei tassi di occupazione si è avuto infatti nel terziario dove l’aumento del numero di occupati non significa necessariamente aumento della produttività.
Questi dati stringati dicono inequivocabilmente che le politiche economiche di risanamento della finanza pubblica e di rilancio del nostro sistema produttivo non hanno avuto dato fin qui grandi risultati e questo vale tanto per i governi precedenti quanto per quello in carica. In questa legislatura su questo tema si registrano posizioni e provvedimenti contradditori, quando non francamente antitetici. Da un lato ci sono i provvedimenti simbolo del governo giallo-verde quelli già adottati legati alla tutela sociale: reddito di cittadinanza e quota cento, dall’altro ci sono i provvedimenti in discussioni, su cui sarà incardinata la prossima manovra economica, e che sono la flat tax e le manovre di riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese, il taglio del cuneo fiscale e il salario minimo garantito. Provvedimenti che, non solo non hanno innestato ancora gli auspicati processi di crescita, ma che sopratutto aumentano il fronte della spesa e accrescono il debito pubblico e la conseguente minaccia di sanzioni da parte dell’Europa .
Poco incisivi o assenti invece i provvedimenti adottati per aumentare le entrate. Insufficienti i provvedimenti legislativi per la lotta all’evasione, zero sul fronte della corruzione dove si registra il dato eclatante delle dimissioni di Cantone che forse preludono alla fine dell’organismo indipendente anticorruzione ANAC. Dimissioni che sono sopravvenute dopo il varo della legge “sblocca cantieri” che evidentemente depotenzia la capacità di controllo sul malaffare nel settore delle Opere Pubbliche.
Ma c’è un altro tema di stringente attualità che ci riguarda su cui nel governo ci sono tensioni contrapposte ed è quello delle autonomie. Si discute la riproposizione di un modello di regionalismo federale che potrebbe a cambiare i connotati costituzionali di questo paese proprio mentre il rapporto Svimez denuncia che circa due milioni di giovani, per di più laureati ,negli ultimi 15 anni hanno lasciato il mezzogiorno per cercare altrove il proprio destino. Il più grande valore aggiunto per un piano di rilancio del sud, le migliori risorse umane non ci sono più è come se avessimo perso un pezzo del nostro futuro. L’emigrazione dal sud è la vera emergenza nazionale non l’immigrazione come vuol far credere Salvini. E a questa grande questione si risponde con la riproposizione riveduta e corretta della Cassa per il Mezzogiorno.
CONCLUSIONE: NON MI PARE CHE VI SIA UNIVOCITA’ ED EFFICACIA NELLA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO E L’ORIZONTE PER IL NOSTRO PAESE E’ASSAI NEBULOSO, NON SOLO SUL PIANO ECONOMICO, MA ANCHE SUL PIANO POLITICO su cui sorvolo anche perché le sorprese sono già dietro l’angolo la porta del Quirinale dove il Presidente del Consiglio Conte potrebbe recarsi da un momento all’altro per rimettere l’incarico nelle mani del Presidente della Repubblica.

Non c’è dunque da stare allegri, la situazione consiglierebbe prudenza e pragmatismo. E’ finito da tempo il tempo delle mele ed il libro dei sogni lo si può riporre nel cassetto. Bisognerebbe immediatamente passare dalle promesse ai fatti, dai proclami enfatici dei programmi elettorali ad un programma di governo asciutto e concreto per concentrare ogni sforzo sulle risposte da dare alle criticità strutturali che tutti i comuni hanno e cioè:
a) Il risanamento dei conti pubblici,
b) il rilancio delle attività economiche e produttive e la creazione di nuovi posti di lavoro,
c) il mantenimento o il potenziamento del sistema di protezione sociale.
Da questi obiettivi non si può prescindere. Sarà sulla capacità di dare risposte strutturate a queste grandi questioni che si giudicherà l’azione del governo locale che, a differenza di quanto è concesso al governo centrale, non può operare in deficit perché i comuni hanno l’obbligo del pareggio di bilancio.
Certo, non si può pretendere che un governo insediato da meno di due mesi dia risposte a queste macroquestioni, siamo ancora nella fase dell’annuncio, delle buone intenzioni, degli auspici. Al programma elettorale. Ma i programmi elettorali finiscono per assomigliarsi tutti e sono tutti molto accattivanti. Legalità, trasparenza, democrazia partecipata, digitalizzazione dei processi amministrativi, economia circolare, abbattimento delle barriere architettoniche, assistenza domiciliare integrata e poi PUG, DUC e bla, bla,bla. Sottoscrivo tutto quello che il sindaco ha letto.
Ma c’è uno score, un vallo profondo fra quel che si dice e quel che si fa e se io dovessi giudicare da quel che si fa direi, e spero di sbagliare, che questo governo ha imboccato un altra strada, più semplice e meno dispendiosa e cioè la strada della ordinaria amministrazione assistenzialista, demagogica con sovraesposizione mediatica che è il metodo più semplice per mantenere o irrobustire il consenso. Non dico questo per partito preso e non sto parlando dei pesciolini rossi, di Giuliano Palma o di via Etna sto parlando di alcuni provvedimenti adottati e alcune dichiarazioni rese. Alcuni esempi:
Non mi pare ci sia un buon approccio al tema del risanamento dei conti. Ancora non è stata imboccata la strada della riduzione della spesa corrente al contrario spendiamo 50.000 euro in più per Mesagne –Estate, 20.000 in più per l’ufficio di staff, e son partite le consulenze e le progettazioni esterne a titolo oneroso che vanno in direzione opposta alla annunciata ri-costituzione del fondo rotativo per la progettazione strategica. Sul fronte delle entrate poi il vostro programma annuncia la possibilità di far rientrare all’interno dell’ufficio tributi la riscossione volontaria e coattiva oggi in capo ad Agenzia delle Entrate. Significherebbe smantellare l’unico presidio realmente efficace per far risalire la riscossione tributaria. Re-internalizzare queste funzioni e riaffidarlo ad un ufficio che ha perso, con la dr.ssa Gioia, il suo punto di riferimento sarebbe un imprudenza. Bisognerebbe prima potenziare l’ufficio, sapere da chi sarà guidato, dargli il tempo necessario per l’addestramento sul campo. Sarebbe anche bene che la politica non ci entrasse proprio in quel settore perché la clemenza, la comprensione, la tolleranza di cui la politica si nutre spesso favorisce l’elusione e l’evasione.

Anche sulla riconfigurazione del welfare sento e vedo cose che mi lasciano perplesso. Intanto penso che riemerga la tentazione dell’invasione di campo, che la politica è pronta a farsi carico direttamente del bisogno dei cittadini. Quella che è da voi considerata una straordinaria conquista democratica e ciòè il fatto che l’astanteria del sindaco, sia nuovamente affollata di gente, di umanità varia come ai tempi di don Elio Bardaro, per me è invece è il segno del regresso dello stato di diritto perché gran parte di quei cittadini ha problemi la cui soluzione non spetta al sindaco ma ai responsabili dei servizi. Bisognerebbe distribuire i numeri di telefono dei dirigenti piuttosto che quello del sindaco e sollevarlo dal lavoro forzato di ascoltare tutti, perché presto questa pratica gli succhierà quelle energie fisiche e mentali che andrebbero riservate alla risoluzione dei problemi strutturali. Il consigliere Vizzino, credo sostenga che il reddito di cittadinanza non sia incompatibile necessariamente con le altre misure di sostegno alla povertà. Ove possibile dunque si dovrebbe garantire Reddito di Cittadinanza, Reddito di Inclusione e magari sostegno economico, sostegno abitativo, borsa lavoro. Mi pare che non siamo in condizione di garantire questo livello di assistenza e forse, in linea di principio, dovremmo spostare i nostri sforzi per far crescere la cultura del lavoro piuttosto che quella dell’assistenzialismo.
Approssimativo mi è parso l’approccio ai temi dello sviluppo dove, per esempio, a fronte di una annunciata discussione complessiva sul destino della nostra zona industriale oggi approda in consiglio la richiesta di una variante procedurale che favorisce l’insediamento di un singolo progetto industriale ma che lascia inalterate tutte le criticità note dell’intero comparto.
Stessa approssimazione leggo nell’approccio ai temi del territorio e del Centro Storico. La proposta sperimentale di chiudere al traffico il centro storico nelle ore notturne anche ai residenti che altri non è che una boutade propagandistica. Tutti sanno che su quel pezzo di territorio col tempo e col buon vento del turismo e l’esplosione dell’enogastronomia sono sedimentati una serie di problemi complessi e articolati. Nello stesso spazio vitale devono coesistere funzioni che hanno esigenze diverse e talvolta contrapposte ognuna delle quali ha diritti sacrosanti da rivendicare: i residenti, commercianti, i mesagnesi che premono per la salvaguardia e la tutela dei luoghi. C’è poco da sperimentare bisogna studiare un piano organico, articolato di interventi mirati su cui non si può improvvisare o sperimentare. Naturalmente l’esito scontato del provvedimento è stato e sanato da una conferenza stampa salvifica in cui la magnanimità e la capacità d’ascolto del governo hanno preso il sopravvento mediatico così che tutti vissero felci e contenti senza che nulla sia cambiato.
La demagogia è quell’arte straordinaria di dare risposte semplici a problemi complessi per trasformare la realtà in una grande fiction in cui tutti si sentono parte. E’un arte che si pratica a colpi di spot, di proclami, di immagini, di conferenze stampe e per oraa solo immagini, colpi ad effetto conferenze stampa a iosa. Finirà presto questa ubriacatura e questa grande finzione teatrale ma se così non sarà e questo modello di Salvinismo alla mesagnese imporrà nella cultura e nella volontà popolare non sarà col mio consenso.
Infine un ultimo accenno allo spool system, al sistema di reclutamento dei collaboratori del governo, dei consulenti a titolo gratuito e dei consulenti a titolo oneroso. Ci pare che anche su questo fronte ci sia una direzione politica, i primi provvedimenti seguano un senso unico di marcia. Forse non c’è niente di illecito o illegittimo sia ben chiaro! Azzardo a dire che sarebbe finanche giusto che chi governa si riferisca a collaboratori di fiducia purchè questo non si trasformi in pratica clientelare e non travalichi i limiti imposti dalla legge. Purtroppo talvolta le norme sono tanto arzigogolate da favorire la ricerca di espedienti utili ad aggirarne il senso originario della legge stessa.
Vedremo se per esempio aver fatto l’avviso pubblico cambierà il destino annunciato dell’ufficio di staff, seguiremo con attenzione l’esito dei concorsi pubblici, vedremo se sarà rispettato il principio di rotazione nell’attribuzione diretta degli incarichi professionali e delle commesse nel settore dei lavori pubblici, vedremo se la nomina così generosa di consulenti del governo senza potere esecutivo e diritto di rappresentanza ( che certo travalica l’articolato normativo) produrrà effetti positivi sulla città . Registro con amarezza che per la prima volta nella storia escono dalla giunta l’assessorato alla cultura e quello delle finanze e per Mesagne questa è davvero una incomprensibile anomalia.
Insomma, tutto ciò considerando, io credo ci sia il rischio che si strutturi ancora una volta nel nostro paese un sistema di potere capillare capace di infiltrarsi nei gangli vitali della società, nel sistema economico produttivo di condizionare la libertà e la crescita civile che questa città merita. Credo possa riemergere pesantemente quella che una volta noi chiamavamo questione morale . Io sento tutto il peso morale e la responsabilità politica di non aver fatto abbastanza per cambiare il verso della storia dalla quale evidentemente anzi sono stato travolto …. non però fino al punto di cambiarmi

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