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I ricordi di mestru Totu Massafra – di Rino Carparelli

da Cosimo Saracino
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E’ appena terminata la Stagione Teatrale al Teatro Comunale col concerto di Beppe Vessicchio e decido di fare visita al falegname ADOLFO MASSAFRA (Meštru Totu), classe 1936 pensionato e appassionato di Teatro e Musica che conserva ancora una buona memoria. Ricevo da lui una buona accoglienza e come un fiume in piena mi racconta degli anni in cui ha seguito gli eventi artistici che più lo coinvolgevano.
Comincia a parlarmi dei cantanti famosi venuti ad esibirsi nel nostro Teatro a partire dal dopoguerra. Prima su tutti Nilla Pizzi, vincitrice del primo festival di Sanremo nel 1951, e si sofferma anche sulla movimentata vita sentimentale della regina della canzone.

Il sabato sera in quegli anni si programmava la rivista, oggi diremmo “varietà” (come quelli che vennero dopo in televisione di sabato con la Carrà) ma poi venne anche l’avanspettacolo, appunto con un varietà che precedeva la proiezione di un film. Arrivarono nel nostro teatro famosi attori caratteristi come Nino Taranto e Tiberio Murgia. Un tal Cipriani che, noto anche per un difettuccio fisico, faceva da intrattenitore. I nobili avevano un palco riservato e si accaparravano le simpatie delle soubrettes.

Il popolo che non poteva o non voleva partecipare agli spettacoli teatrali si consolava con quello che offriva la strada: l’eclettico Peppo Simone intratteneva la cittadinanza vestendosi di “Quaremma” a Carnevale. Era anche noto organizzatore delle famose tavolate di San Giuseppe in Via Roma con “Ciciri e tria” per i poveri. Il tizio era anche famoso a catturare e vendere “cardilli” (il povero volatile cardellino). Ma avevano preso piede anche le recite parrocchiali.

Don Francesco Campana (familiarmente Papa Chicchinu), che possiamo definire un nostrano mecenate, aveva da sempre ospitato una filodrammatica ai Domenicani (Parr. SS. Annunziata). Oltre a Meštru Totu vi facevano parte Nuccio Carluccio lu puštieri (portalettere), Gino Gatto (commerciante), Nucciu Campagna (agricoltore), Aldo Rubino e altri. Si prese in affitto un locale per consentire più indipendenza per le recite che fino a poco tempo prima si svolgevano in sacrestia! La compagnia si avvaleva delle scenografie di meštru ‘Nzinu ti puvirieddu (falegname Sig. Devincienti) e dell’organizzazione del Sig. Alfarano (concessionario dell’unica ricevitoria cittadina del Gioco del Lotto) che, lungimirante, aveva pensato fosse giunto il tempo aprire al teatro la partecipazione di donne. Queste infatti, nelle recite parrocchiali, non erano ancora ammesse. Ma proprio in questo frangente la compagnia si sciolse per vari motivi.


Il Maestro Gustavo Leuzzi, musicista e compositore, aveva allestito una recita Carnevalesca (oggi diremmo commedia musicale) che vedeva coinvolti i nostri musicisti, cantanti e praticanti di teatro. Questo copione fu ripreso e riarrangiato dal prof. Luigi Pasimeni intorno agli anni ’80 del secolo scorso.
Per realizzare gli spettacoli teatrali accompagnati da musica venivano coinvolti alcuni concittadini che per diletto avevano coltivato la passione delle note oppure erano componenti della Banda Cittadina che, nel 1950, era diretta dal Maestro Carotenuto. I musicanti, buoni lettori delle pagine di pentagramma, era stati anche preparati da un altro maestro di banda proveniente dal Salento, tal Carrisi (casualmente lo stesso cognome di Al Bano).

Tra questi a Meštru Toto piace ricordare il commerciante Pietro Massafra al clarinetto piccolo in Mib (il padre del nostro intervistato), il barbiere Cosimo Tortora al violino, i fratelli imprenditori edili Otello e Nino Ricco al sassofono, l’impiegato Bartolomeo Stridi al clarinetto, il muratore Cosimo Antonacci al violoncello (di questi si diceva avesse appreso l’arte del calcestruzzo durante la sua permanenza negli Stati Uniti), il commerciante Giovanni Magrì al flicorno (alias Nino Cazzillo), l’artigiano e commerciante di calzature Pici Pici (Sig. Di Giacomo) al corno, l’agricoltore Amleto Passaro al flicorno sopranino (dotato di timbro originalissimo – n.d.r.), l’impiegato Giuseppe Massaro (dotato di grande tecnica – n.d.r.) alla tromba, gli impiegati Luigi e Antonio (Cici e Nucciu) Caliolo rispettivamente alle percussioni e al sax.

Tra questi spicca il nome del Prof. Pietro Aresta che, tra i primi veri professionisti cittadini, intraprese la carriera di Corno presso l’Orchestra del Petruzzelli a Bari e di Docente di Musica d’insieme presso il Conservatorio Tito Schipa di Lecce. I suoi occhi si infiammano e si riempiono di lacrime nel ricordo di una specie di “spedizione” di mesagnesi recatisi a Taranto per ascoltare un concerto di Mario Del Monaco in Villa Peripato
(continua ……. sono gradite integrazioni e/o correzioni).

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