Home Politica Elezioni politiche 2022: i risultati visti da lontano – di Cosimo Greco

Elezioni politiche 2022: i risultati visti da lontano – di Cosimo Greco

da Cosimo Saracino
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I risultati delle elezioni politiche svolte il 25 u.s. sono in un certo senso storici, meritando per questo qualche commento, perfino da parte mia. Anche questa volta “da lontano”, ma non nel senso fisico solito, bensì nel senso della lontananza dall’impegno politico attivo. Insomma, qualche commento da un semplice uomo della strada, sufficientemente informato, di sinistra e molto molto arrabbiato.

I risultati sono, una volta tanto, chiarissimi: tralasciando al momento successi e insuccessi degli altri, vanno sottolineati la grande vittoria regalata alla Meloni e il disastro autoprocurato del PD.

Ho votato PCI, PDS, DS e PD. Non ho più votato PD da quando è stato lasciato nelle mani di Renzi. A proposito, brevissimo inciso: “possibile che se un fesso come me aveva capito da subito come sarebbe andata a finire con il Bomba di Rignano non l’abbiano capito i dirigenti di allora? Non me ne capacito!” Mi sono rifiutato di votare il PD come il “meno peggio”, mi sono rifiutato di cedere al “voto utile” ritenendo quello dato all’attuale PD un “voto inutile”.

Siamo seri: il disastro autoprocurato in cui è incorso il PD non è colpa del solo Letta, ma di tutto il gruppo dirigente. Ed è un disastro che origina da molto lontano. Principali cause? L’abbandono delle fasce popolari e delle periferie; l’assenza di un progetto di sinistra credibile; la mancanza di identità forte, originale e distinguibile; il potere delle fameliche correnti; la presenza dei frenatori renziani (dovevano essere spediti dal loro papà); l’appiattimento sul “SuperMario Draghi” (consiglio di leggere l’ultimo libro del prof. Tomaso Montanari, “Eclissi di costituzione”); le porte aperte a Casini (Casini!), a Di Maio (Ggiggino!), a Calenda e sodali (la mosca cocchiera Calenda!) ecc.; l’incoerenza su alcuni fronti importanti; la debolezza dell’impostazione teorica e l’incapacità dell’implementazione pratica.

Inoltre, a proposito di identità:

  • se fai una politica di destra, la gente preferisce votare la destra originale;
  • se difendi il reddito di cittadinanza (dopo essere stato contrario), la gente preferisce votare i Cinque Stelle (5S) che l’hanno voluto;
  • se non reagisci all’”uomo della provvidenza Draghi” che ti zittisce quando sussurri timidamente che si potrebbero tassare i redditi alti a vantaggio delle fasce giovani/deboli … allora questi ti puniscono e si affidano ad altri partiti (alla timida proposta di Letta Draghi rispose: “… è il momento di dare soldi ai cittadini, non prenderli”, guardandosi bene dallo specificare che parlava di cittadini straricchi, con reddito di uno o cinque e oltre milioni di euro);
  • se con Draghi il sistema di tassazione è diventato più iniquo e tu continui a richiamarti e a proporre la fantomatica “agenda Draghi”, allora gli elettori non ti votano e si affidano speranzosi a chi ha fatto opposizione, a chi ancora non è stato “testato”;
  • se continui a essere diviso in correnti l’una contro l’altra armate, allora è giustificato il giudizio scorato dell’elettore di sinistra che ti accusa di essere solo un insieme di centri di potere … cosicché tale elettore vota a destra o, se va bene, non vota;
  • se non prendi provvedimenti contro un presidente di regione come Michele Emiliano, l’elettore medio di sinistra preferisce votare altri partiti, magari i 5S (NB: ricordo che Emiliano, dopo avere sostenuto il sindaco di destra di Nardò Pippi Mellone, ricevendone appoggio a sua volta, ha la faccia di … di presentarsi alla CGIL della stessa città con il pugno chiuso! Gli astanti l’hanno contestato, ma non l’hanno “caricato di mazzate” come avrebbe meritato. Si tratta dello stesso Emiliano che ha nominato Rocco Palese, forzista di centrodestra, in giunta regionale. Si tratta dello stesso Emiliano che in occasione delle elezioni amministrative a Mesagne ha appoggiato il “civico” candidato Matarrelli e osteggiato la candidata del PD Saracino!).

Il segretario del PD Letta ha sprecato l’occasione unica di uscirne decorosamente. Ha affermato che se Giorgia Meloni andrà al Governo è per colpa di Conte che ha fatto cadere il Governo Draghi: qualche imprecisione e autocritica zero.

In realtà, come dicevo prima, l’attuale situazione del PD è da addebitare a tutto il gruppo dirigente, agli eterni “cacicchi” delle correnti. Basta! Basta con gli eterni Franceschini, Orlando, Guerini (Guerini!), Lotti (Lotti!), Orfini, Nardella, Gori, Marcucci (l’ex inchiodato alla poltrona di capogruppo), Bettini (il guru). Comunque, al di là dei nomi, è vitale una vera rifondazione basata su un serio documento programmatico, unitario, condiviso dal territorio e di lungo termine.

Una vera e seria rifondazione dovrebbe prevedere un gruppo di dirigenti onesti, preparati, altruisti, disinteressati alle proprie sorti, concreti e con i piedi per terra, con il cuore tra i ceti popolari e fuori dai salotti della pluricitata “sinistra radical-chic”.

Spero che il PD non faccia di nuovo l’errore di concentrarsi solo sul nome del nuovo segretario lasciando inalterato tutto il resto: il nuovo segretario sarebbe comunque ostaggio delle correnti e dei loro capi (“referenti”), bruciabile in qualunque momento. In questi giorni sento parlare di Stefano Bonaccini (uno bravo, ex renziano che si prende troppo sul serio; il Fatto Quotidiano aveva titolato: “Bonaccini è come Renzi: celebra solo se stesso”). Sento parlare anche di Elly Schlein, una persona tra le poche realmente valide: spero che non vada a finire nel tritacarne dei cacicchi.

Sono pessimista, non penso che il PD ne uscirà, non credo a una rifondazione seria. Comunque, stiamo a vedere. Se il PD tornerà di sinistra io tornerò a votarlo.

Infine una nota sulla situazione di Mesagne vista “da lontano” (stavolta nel senso fisico).

Non sento la voce dell’opposizione PD in Consiglio comunale, anzi sento voci di inciucio tra PD e il bulimico “assopigliatutto” Matarrelli: ma davvero siamo a questo punto? La trascurabilità e la debolezza del PD locale sono ormai assodate e croniche. Dopo il battage della campagna elettorale del 2019 non ho più avuto notizie significative dei tre consiglieri PD: cosa fanno  per il loro partito? come svolgono il loro compito di opposizione? quali iniziative mettono in atto per illustrare alla città i loro progetti, le loro proposte? Le medesime domande vanno rivolte anche al gruppo dirigente locale. C’è poi da chiedersi se l’attuale situazione del PD mesagnese non sia dovuta anche al fatto che i dirigenti storici del passato (ce ne sono stati di ottimi) non abbiano fatto crescere eredi bravi e autorevoli. Infine: alla luce del movimentismo del furbissimo Matarrelli, può il gruppo dirigente mesagnese spiegare agli elettori perché alle prossime elezioni si dovrebbe votare PD?

Torino, 29 settembre 2022

spazio

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