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“Barocco Festival Leonardo Leo”: la musica antica fa tappa a Mesagne

da Cosimo Saracino
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Il “Barocco Festival Leonardo Leo” sfoglia il suo programma e approda a Mesagne, nella chiesa Matrice, domenica 11 settembre, alle ore 21, con il concerto dal titolo “Dalle cupole di San Marco a quelle del Vesuvio”. Biglietti disponibili online alla pagina rebrand.ly/NapoliVenezia e nei punti vendita Vivaticket accreditati, e ancora nel luogo del concerto. Ticket euro 3 – Info T. 347 060 4118. L’ensemble “8Vox” congiunge due porti della musica tra Seicento e Settecento come Napoli e Venezia, dai quali partivano professionisti impiegati lungo un arco che da Madrid saliva a Londra e attraversava il mondo tedesco per terminare a San Pietroburgo. Un confronto ravvicinato fra due civiltà musicali lontane geograficamente che ribatte la pratica dei cori battenti, di importazione veneziana.

«Cours, vol à Naples écouter les chefs-d’œuvre de Leo, de Durante, de Jommelli, de Pergolèse!» («Corri, vola a Napoli ad ascoltare i capolavori di Leo, Durante, Jommelli, Pergolesi!»), scrive Jean-Jacques Rousseau nel suo “Dictionnaire de Musique”. E se è vero che la musica è stata una presenza costante nella storia della città, ciò fu anche più vero nel diciassettesimo secolo, quando Napoli divenne la capitale musicale d’Europa. Nella Napoli governata dai viceré spagnoli c’era una quantità innumerevole di istituzioni religiose (chiese, conventi, cappelle, ospedali, scuole, orfanotrofi) spesso collegate a ordini ecclesiastici. Queste istituzioni determinavano un’incessante richiesta di musica, sia corale sia strumentale, e di conseguenza di musicisti di talento. Alcuni provenivano da fuori già formati, molti erano educati nei celebri conservatori della città e inseriti in un “sistema” musicale di domanda, produzione e offerta che, con l’eccezione di Venezia, non aveva eguali nel resto d’Europa.

Il sistema produsse un numero impressionante di musicisti di altissimo livello, che trasformarono il panorama musicale dell’epoca: alcuni di loro rimasero a insegnare negli stessi conservatori in cui avevano studiato, altri furono chiamati ed acclamati nelle corti italiane ed europee, fino in Russia, partecipando al fenomeno musicale napoletano, come il marchigiano Gioacchino Rossini, il calabrese Leonardo Vinci e i pugliesi Tommaso Traetta, Niccolò Piccinni e Leonardo Leo. Non tralasciando altri importanti nomi come il cantante Carlo Broschi, detto Farinelli – una vera star internazionale ai suoi tempi -, e il principe dei librettisti, Pietro Metastasio, che proprio a Napoli iniziò la sua carriera.

La principale concorrente di Napoli era Venezia, che aveva diversi conservatori molto attivi. L’educazione musicale veneziana era affidata agli orfanotrofi (erano chiamati ospedali) per sole donne, mentre nei conservatori napoletani si educavano i maschi. Ciò significava che, al raggiungimento dell’età adulta, chi terminava gli studi nei conservatori napoletani aveva più probabilità di intraprendere carriere professionali in musica. Gli studenti (o “figlioli” come si chiamavano gli allievi dei conservatori) venivano reclutati in tutti gli strati della società napoletana e nei più diversi contesti sociali e familiari, a dimostrazione che la carriera musicale, al pari di quella ecclesiastica, poteva essere un potente “ascensore sociale”.

A Venezia c’erano gli ospedali come a Napoli i conservatori, ma anche gli ospedali in realtà erano centri culturali veri e propri. A tutti gli effetti erano, soprattutto la Pietà, autentici conservatori, in analogia con i quattro di Napoli, nei quali erano ammessi soltanto maschi. Né conventi, né pure scuole di musica, gli ospedali di Venezia (I Mendicanti, gli Incurabili, l’Ospedaletto e Santa Maria della Pietà) offrivano un modello d’istituzione molto originale, che associava donne e ragazze di origini sociali sempre più diverse. Alla Pietà, l’ospedale più famoso e accreditato non solo a Venezia, ma anche in tutta Europa, durante le festività le musiciste si esibivano dietro le grate dei due cori, in modo che non fossero visibili dai fedeli o comunque da chi era in Chiesa. Lo stesso Vivaldi ne divenne responsabile nel 1716. Gli ospedali divennero una fucina musicale moderna e talvolta pionieristica anche perché operavano in totale autonomia amministrativa ed economica rispetto alla Chiesa, che in altri istituti “dipendenti” imponeva l’esecuzione esclusiva di musica sacra e regole stringenti sull’istruzione musicale delle donne. Altrove infatti non si sarebbe mai potuto verificare che una “trovatella”, come nel caso dell’allieva prediletta di Vivaldi, Anna Maria della Pietà, eccellesse nello studio del violino tanto da comparire nei concerti come solista anche all’esterno del suo istituto, scortata dal suo maestro per preservarne l’onore e la rispettabilità.

  • Domenica 11 settembre ore 21.00

Chiesa Matrice • Mesagne

Dalle Cupole di San Marco a quelle del Vesuvio
I colori sacri delle sinfonie

Ensemble 8Vox

Pierfrancesco Pelà, Regina Yugovich violino

Sara Campobasso, Ninon Dusollier flauto a becco

Natalia Durante, Leoluca De Miceli viola

Carlo Maria Paulesu, Leonardo Gatti cello

Cosimo Prontera organo

Lorenzo Ghirlanda direzione

 

 

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