Home Attualità Attentato al Bataclan, la testimonianza del mesagnese Rino Martucci

Attentato al Bataclan, la testimonianza del mesagnese Rino Martucci

da Cosimo Saracino
Pubblicato Ultimo aggiornamento: 1 commento 147 visite
nella foto i fratelli Martucci, da sinistra Rino, don Saverio, Remigio e Artemisia

nella foto i fratelli Martucci, da sinistra Rino, don Saverio, Remigio e Artemisia

L’architetto Rino Martucci, mesagnese da oltre 50 anni residente in Francia fratello minore dell’indimenticato don Saverio, ci racconta la sua esperienza nelle ore in cui a Parigi un commando aveva preso in ostaggio i giovani al Bataclan. Una testimonianza amara ma molto sentita. “Io Sono Parigi” conclude, anche noi in queste ore ci sentiamo vicini al popolo francese, siamo preoccupati per come si potrà evolvere questa guerra al terrorismo. Ma questo è il momento per riflettere su ciò che è accaduto e pregare per le vittime degli attentati. Grazie all’architetto Martucci per averci inviato questo intervento, vi consigliamo la lettura e, se lo riterrete opportuno, scrivete un commento.

IO SONO PARIGI

ambulanze e forze dell'Ordine vicino al Bataclan - foto Rino Martucci

ambulanze e forze dell’Ordine vicino al Bataclan – foto Rino Martucci

In genere, in un venerdi’ 13, i francesi pensano magari al gioco del lotto o altre occupazioni scaramantiche. Anche se il ricordo di Charlie Hebdo non era del tutto cancellato nel tran tran giornaliero, niente lasciava pensare a quel che è accaduto. Con mia moglie eravamo invitati a cena presso amici che abitano al sesto piano di un immobile sito in boulevard Richard Lenoir angolo boulevard Voltaire, vale a dire a meno di 100 m dal Bataclan, locale che conosco molto bene avendolo frequentato da giovane. Conosco molto bene tutto l’XI arrondissement, quartiere dove ‘sbarcai’ nel lontano 1962 abitando al 9,rue Keller, vicino alla bastiglia. E, in tanti anni, avvenimenti, manifestazioni, scioperi et c…si erano sempre svolte con grande dignità e in modo assolutamente tranquillo, anche durante i disordini delle banliues. Quindi, questo quartiere, molto frequentato dai turisti e giovani di tutte le nazionalità, restava un posto che, il venerdi ed il sabato sera, offriva le possibilità d’incontro e di svago dopo la settimana lavorativa.

Noi stavamo tranquillamente cenando nell’appartamento dei miei amici quando siamo stati interrotti da una serie nutrita di schioppettate che abbiamo subito scambiato per un fuoco d’artificio. Ma, quasi contemporaneamente, le sirene della polizia e quelle dei pompieri, ci hanno automaticamente spinto nella curiosità di vedere quel che succedeva. Si è pensato allora ad un incidente stradale perchè due macchine banalizzate della polizia si erano fermate nel centro dell’incrocio tra i due boulevards. Ma immediatamente l’arrivo di una colonna di vigili del fuoco da una parte, seguita da ambulanze e furgoni di poliziotti e gendarmi dall’altra, ci ha fatto capire che le cose erano più che serie. Abbiamo acceso la radio e France Info ha cominciato a dare in diretta le prime notizie e abbiamo appreso che il Bataclan, di cui scorgevamo il tetto, era tenuto in ostaggio da tre terroristi . Nel locale  c’erano 1500 persone per un concerto di rock and roll, immaginando subito che la maggior parte non potevano essere che giovani. Nel frattempo, tra frastuoni di sirene, si  sentivamo costantemente raffiche di kalashnikov (era la prima volta che sentivamo questo orribile rumore), ed è allora che abbiamo sentito tutta la disperazione dell’impotenza di non poter fare assolutamente nulla per aiutare chi era cosi’ selvaggiamente aggredito senza aver commesso nulla di male se non quello di voler vivere nella libertà, guadagnata con tanti sacrifici dei nostri padri. Apprendendo che, contemporaneamente, altri attacchi avvenivano allo stade de france e in alcuni bar, ho pensato al film TOMBOUCTOU, dove si mostrava l’ostracismo di questo integralismo fanatico verso il calcio, la musica, il bisogno dei giovani di divertirsi, ballare et c…Il racconto della radio si faceva sempre più dettagliato, ma noi vivavamo in diretta questo triste avvenimento, pensando anche a mio figlio che , abitando vicino al quartiere, frequentava talvolta il bar colpito. Una sua telefonata ci ha rassicurato, ma sembrava stravolto perchè un suo amico era stato colpito a morte, un’ora prima, proprio in quel bar.
Naturalmente la cena è passata in secondo ordine perchè gli avvenimenti si complicavano sempre di più con l’arrivo delle forze speciali. Altre scariche, altri movimenti, arrivo continuo di ambulanze, di giornalisti, reporter, televisioni et c…Di colpo si sono susseguite cinque o sei grosse esplosioni di cui due particolarmente potenti. Si è capito subito allora che il dramma era consumato nella sua crudeltà e nell’orrore. Colpire con armi da guerra giovani persone inermi sembra impensabile. Eppure è stato fatto. Abito Parigi da 53 anni e sono orgogliosamente rimasto cittadino italiano a tutti gli effetti. Ma in queste situazioni anch’io mi sento un po’ francese anche perchè, oltre all’emozione che queste situazioni possono creare,  la Francia e PARIGI in particolare, mi hanno dato la possibilità di vivere una grande ed indimenticabile avventura per me stesso e per la mia famiglia. Tanti riconoscimenti e tante emozioni per cui non potro’ mai ringraziare sufficientemente questo paese e questa città, simbolo di libertà, di bellezza, di cultura.
IO SONO PARIGI
Marco Martucci detto Rino
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1 commento

Federica lunedì, 16 Novembre 2015 - 22:42

E io sono orgogliosa di questo mio compaesano. Federica Vozza

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