11 settembre:
Riflessioni su una data importante

(di Emanuele Denitto) – 11 settembre 1973:
Colpo di stato in Cile. Il generale Pinochet, spalleggiato dagli USA, uccide Salvator Allende, primo presidente socialista del Cile.
Avevo 19 anni, era stata un’estate piena di lotte, mi ero appena diplomato. Ricordo ancora il dolore fisico che provai di fronte alle immagini del palazzo presidenziale bombardato e allo stadio di Santiago pieno di prigionieri politici molti dei quali sarebbero stati torturati e fatti sparire per sempre.
Il Cile era il primo paese in cui socialisti e comunisti avevano conquistato il potere per via democratica e parlamentare e grandi erano le speranze suscitate in tutta la sinistra occidentale.
In Europa la Spagna, il Portogallo e la Grecia erano guidati da governi dichiaratamente reazionari e fascisti.
Avvertivamo che anche in Italia agivano centrali neo-fasciste, ma la lettura di tanti libri (in particolare quelli di Giovanni Fasanella) hanno definitivamente disvelato come in quegli anni in Italia agivano molti soggetti, anche guidati dall’estero, che volevano spingere il nostro paese a destra.
Eppure la sinistra in Italia e nel mondo seppe reagire.
Propio dagli avvmenimenti cileni Enrico Berlinguer trasse lo spunto per un’analisi approfondita della situazione italiana (con i famosi tre articoli su Rinascita del settembre ottobre del 1973) lanciando la proposta del compromesso storico.
Furono anni di lotte sociali e di mobilitazioni dei lavoratori che portarono alla grande avanzata del PCI nelle amministrative del 1975 e alle politiche del 1976.
Anche in Europa la sinistra seppe reagire ed in pochi anni la Spagna, il Portogallo e la Grecia superarono i regimi fascisti e si affacciarono alla democrazia, dando impulso al processo di unificazione Europea.

11 settembre 2001.
Attacco alle torri gemelle con oltre 3000 morti. Avevo 47 anni. Ero in una riunione di lavoro che chiudemmo subito incollandoci alla televisione che mandava le terribili immagini.
Cambia la storia. Irrompe in grande stile il terrorismo di matrice islamica sganciato dal singolo Stato.
La destra americana (Bush figlio era stato eletto da poco, succedendo al democratico Clinton) organizza la risposta armata inanellando una serie di errori di geopolitica che ancora oggi stiamo pagano: Afganistan, Iraq ecc.
La sinistra, in USA con le amministrazioni Clinton (1993-2001) e in Europa con Tony Blair (1997- 2007) e con tanti altri leader in ogni Paese (Prodi, Amato, D’Alema in Italia) avevano già scelto di cavalcare l’onda della globalizzazione, della de-regulation dei mercati finanziari e, ahimè, anche del lavoro. Mentre in politica estera non si differenziò granché dalle politiche di guerra della destra americana.
La sinistra aveva una linea (sbagliata secondo me) ma ce l’aveva.

11 settembre 2021
La sinistra sembra evaporata, in Italia e nel mondo.
Eppure ci sono tanti movimenti che la sinistra non riesce ad intercettare dandogli uno sbocco politico.
Movimenti per l’ambiente, per la pace, contro il razzismo, per i diritti civili, per un’effettiva uguaglianza di genere.
Manca invece un forte movimento per il lavoro e la sua dignità ed anzi succede che, come in America ed in Europa, gli “ultimi” diventano spesso la base di massa delle destre più estreme. Non è la prima volta che succede. Infatti negli anni 20 e 30 del secolo scorso una situazione simile portò al fascismo, al nazismo, alle due guerre mondiali e a milioni di morti.
Oggi ci dibattiamo tra tanti sovranismi nazionalistici, populismi di ogni tipo e l’antipolitica che combatte la nozione stessa di democrazia rappresentativa.
La sinistra e le forze democratiche sembrano essere frastornate da tutto questo e, a volte, sembra che trovino un “rifugio” illusorio nel semplice “governo” delle amministrazioni grandi (Paese) o piccole (Comuni) che siano.
Eppure, secondo me, ci sarebbe tanto bisogno di Politica, di Sinistra e, non ci si scandalizzi, di socialismo, sì di SOCIALISMO, di un’ideologia che coniughi nell’era moderna i principi di libertà (dalla povertà, dal bisogno), di uguaglianza (di razza, di genere, di opportunità), di difesa dell’ambiente in cui viviamo, di dignità (del lavoro, della vita di ciascuno).
Ma oggi non abbiamo né un Berlinguer (o Moro, o Pertini) né un PCI (o una DC o un PSI).
Lo so, a problemi nuovi non si può rispondere con forme organizzative vecchie. Chiamiamoli come vogliamo (a me piace la parola Partito) ma solo una “cosa” collettiva, unitaria, disciplinata, democratica, partecipata può essere la sede di elaborazione e di pratica di una nuova politica di sinistra.
Ce n’è assoluto bisogno.
Emanuele Denitto

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