GSE, Toni Matarrelli (LeU): “La DMC prenda in considerazione il valore dei lavoratori”

tony_matarrelliC’è da tirare un sospiro di sollievo per la vendita, dopo un anno e mezzo di fibrillazioni, della GSE, azienda con una storia importante nel comparto aerospaziale che aveva attraversato significative fasi di difficoltà. I lavoratori, primi veri protagonisti della storia passata e recente di questa realtà, trovano quindi oggi l’occasione di una rinnovata stabilità e di nuove prospettive di sviluppo. Ma, appunto, si tratta di un’occasione: da cogliere e da non sciupare, sia per difendere il territorio, sia per tutelare le maestranze e le loro famiglie.

Auspico quindi che la subentrante DMC, importante azienda che ha saputo aggiudicarsi la gara per rilevare GSE, possa prendere nella giusta considerazione il vero valore aggiunto acquistato, vale a dire il «know how» dei lavoratori, patrimonio di esperienza e dedizione che andrà salvaguardato e valorizzato come prima leva per la ripresa ed il rilancio.

E’ necessario appunto capire come la crisi che ha fiaccato la GSE non sia stata di carattere strutturale ma di natura eminentemente finanziaria. Proprio per questo è stato possibile mantenerla in piedi, anche nel pieno della bufera, attraverso gli sforzi umani e professionali di quei lavoratori a cui da oggi in poi va riconosciuta adeguata dignità.

Auspico che la DMC affronti questa fase con la responsabilità di chi cerca il risanamento evitando gli esuberi perché, come ben spiega Papa Francesco, «chi pensa a fare impresa licenziando le persone non è un buon imprenditore, ma un commerciante». Si proceda per la via più responsabile, in maniera tale da ottenere la più proficua collaborazione delle istituzioni del territorio.

Toni Matarrelli

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  1. La crisi non è solo di Gse ma di tutto il comparto aeronautico brindisino. Le piccole aziende stanno morendo e nessuno fa niente. Il personale è all’osso e gli stipendi non si vedono da mesi. Le tasse per le aziende sono alte, lo stesso il costo del lavoro, mentre prodotto va al ribasso per essere competitivo con i Paesi emergenti.La crisi non è solo finanziaria cioè di malagestione ma di prodotto e questo è ancora più grave. La produzione è stata spostata nei paesi dell’est Europa, lì il lavoro c’è e la professionalità cresce, qui il lavoro manca, si perde know how e si passa all’assistenzialismo con Cig e assegno di disoccupazione. Il futuro è nero!

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